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Racconti di Piera Mattei illustrati da Gianna Gelmetti

I VICINI DI CASA

Incontrai il suo sguardo mentre in piedi sull'ultimo piolo di una scala cercavo di scavalcare il muretto di recinsione.
Aveva enormi occhi neri dall'espressione un po' assente. Mi fissò per un tempo che mi parve lunghissimo mentre, come ipnotizzata, non riuscivo più a realizzare il progetto di introdurmi nell'orto del vicino.

"Mi è caduta una palla, una palla rossa e gialla, lei per caso l'ha vista?" chiesi mentendo pietosamente.
La storia della palla infatti me l'ero inventata. Era un alibi che tenevo pronto qualora mi avessero scoperto.
I grandi occhi distolsero lo sguardo da me. Lei, con mossa elegante e quasi svogliata, strappò un ramoscello di foglie dall'albero e se lo mangiò.
Restò lì a ruminarmi sulla faccia mentre, vincendo il panico che mi aveva dato quell'improvvisa apparizione, secondo i piani stabiliti da tempo, buttavo la corda dall'altra parte del muro e mi calavo nell'orto del vicino.
"E' bello qui!"esclamai guardandomi intorno, a mia volta mostrando un normalissimo interesse "tutto coltivato! Chi si occupa dell'orto?"
Lei, naturalmente non rispose. Adesso potevo contemplarla dal basso: era veramente bella, con quel corpo alto e slanciato, il manto giallo a macchie marroni. Uno stupendo esemplare di giraffa. Tirò fuori una lingua spessa e viola. La notai, non avevo mai visto niente di simile. Era molto strana però, credo, normale in un mammifero della sua specie. Mi sembrò che sorridesse.
Sentendomi da questa impressione autorizzata a una maggiore confidenza, passandomi due ciocche di capelli dietro gli orecchi:
"Ora posso anche dirlo - le confessai - la palla era tutta una scusa. In realtà ero curiosa di sapere chi vivesse qui, dietro la recinsione... Vivo sola e qualche volta sento il bisogno di scambiare due chiacchere. "
Lei sembrava un in imbarazzo, confusa come non avesse l'abitudine d'intrattenere gente. Improvvisamente allargò le gambe sottilissime e si mise a pisciare.
Per discrezione mi girai e fu così che il mio sguardo s'imbattè in una visione che mi lasciò impietrita dalla paura: un enorme orso bruno si stava pulendo le unghie all'ombra degli eucalipti.


Cosa sarebbe stato meno rischioso per me?Restare impalata e fingermi una statua, un minerale, oppure muovermi verso di lui, come se avessi incontrato un individuo normale?
Decisi per la seconda soluzione. Volevo dire:
"Buon giorno!Come sta? Bella giornata, non è vero?"
Ma la voce non mi obbedì. Restava imprigionata nella gola e quando trovò la strada per uscire era solo un vagito da neonato.
L'orso intanto continuava a limarsi le unghie e quando ebbe finito se le guardò con grande compiacimento. Sperai perciò che non si fosse accorto di me e feci per ripararmi dietro a un tronco.
Mi raggiunse la sua voce rauca e solenne:
"Tu!Non credi che se avessi voluto mangiarti, avrei potuto farlo già prima? Intendo prima che tu volontariamente ti calassi qui? tutti gli infiniti giorni che ti sono vissuto accanto senza che tu mi conoscessi?
Quindi avanzò di un passo verso di me e mi strinse la mano affabilmente, facendo attenzione a non stritolarla.
Non finivo di meravigliarmi del suo aspetto solenne e del compitissimo uso del condizionale, che persino esibiva. Abbassai lo sguardo confusa, vergognosa di quanti pregiudizi avessi a lungo ospitato nella mia mente... e... dietro un cespuglio di oleandri scoprii la palla.
In quell'angolo di giardino c'era davvero la palla che credevo di essermi inventata, per giustificare la mia invasione.

Ora davvero sorrideva la gialla giraffa. Raccolsi la palla e gliela tirai. Lei con movimenti garbati me la rinviava di testa. L'orso contava i punti e faceva da arbitro. Poi toccò a loro due e io controllavo il gioco.
Verso il tramonto ci sedemmo per una cenetta e niente mi dette maggiore conforto quanto scoprire che anche i miei vicini, come me, erano rigidamente vegetariani.
"Alla gioia del nostro incontro!" brindammo quindi convinti.
Già tramontava la luna quando mi accomiatai dai miei nuovi amici e la giraffa, come estremo atto di gentilezza, mi raccolse sul suo collo, per depositarmi direttamente sul muretto di cinta.
Solo allora mi accorsi che era scomparsa la scala.