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DANIEL HALPERN

Daniel Halpern (nato nel 1945). E' stato per 25 anni direttore della rivista di poesia Anthaeus.
Ha pubblicato varie raccolte di poesia,tra le quali Traveling on Credit(1972),Street Fire (1975),Life Among Others(1978)e Seasonal Rights(1982). Insegna alla Columbia University.

Portoncini dei Morti

n the Analects Confucius says,
The way out is via the door. How is it
that nobody recognizes this method?

In Gubbio, an Umbrian city
the most purely medieval in Italy, the buildings
have what the Italians call portoncini dei morti,
the little doorways of the dead.
When the dead of the family went through the door
for the last time they plastered it up.

It wasn't for the dead they did this,
but for themselves—they knew
death was the last farewell,
plastered or not, remembered or not.

Confucius was wrong, wasn't he? A door
is not the simplest solution.
I'm thinking about history and the departure
of the loved, about fathers
or men who raised sons they couldn't know.

I'm talking to those who have no ghost doorway
to mark their leaving us, who were carried
to the place that takes care of lost love—
in our country people die away from home,
it's part of the economy,
and the economy of loving.

The medieval Italians knew something
about dying and about love,
they closed the door for the dead.
What do the dead open for us
but the doorthat opens onto what there was?
What do we do for the dead but lower them
into the earth, shovel earth over
their eyes, and this, like the plaster
of the Italians, keeps the living out of
the way of those dead we have lost.

Intelligence is not needed to find a door
after death in the presence of love,
nor are doors answers to anything
that hides some part of ourselves.
The question is how to turn back—
the Italians were right: let the dead
leave us unattended and unencumbered.
Let us build new doors that the family
may leave together. This is the solution
and Confucius too was right,
that we will find new ways of being together
among the living.

Portoncini dei morti

Negli Analetti Confucio dice
la strada per uscire è attraverso la porta. Come mai
nessuno riconosce questo metodo?

A Gubbio, città umbra
la più schiettamente medievale in Italia, le case
hanno quelli che gli italiani chiamano portoncini dei morti,
le piccole uscite dei morti.
Quando il morto della famiglia passava la porta
per l'ultima volta, la colmavano di gesso.

Non è per i morti che lo facevano
ma per loro stessi - sapevano che
la morte era l'ultimo commiato,
separati dal gesso o no, ricordati oppure no.

Confucio era in errore, vero? Una porta
non è la soluzione più semplice.
Sto pensando alla storia e alla partenza
dell'amata, a padri
o uomini che crebbero figli che non poterono conoscere.

Sto parlando di quelli che non hanno porte fantasma
per segnalare il loro abbandono e che furono portati
nel luogo che custodisce l'amore perduto -
da noi la gente muore lontano da casa
è parte dell'economia
e economia di amore.

Gli italiani del medioevo sapevano qualcosa
a proposito del morire e dell'amore,
chiudevano la porta al morto.
Che cosa apre il morto per noi
se non la porta che si si spalanca su cosa c'era?
Che facciamo noi per i morti se non spingerli
dentro la terra, una palata di terra
sopra gli occhi, e questo, come il gesso
degli italiani, tiene la vita fuori
del cammino dei morti che abbiamo perduto.

Non c'è bisogno di segnalazioni per trovare una porta
dopo la morte in presenza di amore,
e le porte non sono la risposta a quanto
fa sparire una parte di noi.
La questione è come tornare sui propri passi -
gli italiani avevano ragione: lascia che i morti
ci abbandonino incustoditi e liberi.
Costruiamo nuove porte dalle quali la famiglia
possa uscire insieme. Questa la soluzione
e anche Confucio aveva ragione,
troveremo nuovi modi di stare insieme
tra viventi.