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EDWARD HIRSCH

Edward Hirsch è già stato pubblicato sulla rivista Pagine (n.26 maggio-agosto 1999). La poesia qui presentata appartiene all'ultima raccolta Earthly Measures (1994).

The Watcher

(Leopardi in Rome, 1823)

He could not decide if the city at dusk
was the furnace of gods
or the oven of man,
but he was there nonetheless, like an afterthought.

What was the world but an interminable afternoon
where sunlight smoldered
and seared the rooftops
and heat clung to the skulls of churches ?

Oracles lay prostrate in the blue dust
and shadows wandered aimlessly
between the ruins.
Things that were once known were now lost.

He examined porticoes, columns, doorways
leading nowhere. Monuments
to crumbling deities.
Onearmed soldiers. Statues with broken genitalia.

A temple where vestal virgins were slaughtered
for letting the sacred fire
flicker and die out.
If only someone remembered how to light it . . .

No one spoke to him on his daily outings—
a hunchback going blind,
a walking sepulcher
climbing up and down the library stairs.

He was like a ghost radiating through fog.
And he was an eternal
connoisseur of absences,
of tedious late afternoons in empty piazzas

and overheated nights in cramped apartments.
He heard clocks tolling

from his bedroom at night
and felt the dull thud of the hours passing.

He watched a full moon lingering behind clouds
and saw a terrifying vacuum
sealed up around him
like air strangled in the lungs of a tunnel.

Nothingness: the vacancies between stars,
the barrenness of a hilltop
overlooking the arches,
the silence of a past that no longer exists.

Infinity: the distance beyond distances,
an impalpable unborn space
glittering beyond time,
the bountiful emptiness of everything.

Veglia

(Leopardi a Roma,1823)


Non riusciva a decidere se la città al tramonto
fosse una fornace di dei
o il forno dell'uomo,
nondimeno egli era lì, come un ripensamento.

Cosa era il mondo se non un pomeriggio interminabile
dove la luce del giorno bruciando senza fiamma
abbrustoliva i tetti
e il calore aderiva ai crani delle chiese?

Oracoli si prostravano nella polvere blu
ombre vagavano senza scopo
tra le rovine.
Cose una volta conosciute erano adesso perdute.

Passava in esame portici, colonne, entrate
che aprivano sul niente. Monumenti
a divinità fatiscenti.
Soldati con un solo braccio. Statue dai genitali spezzati.

Un tempio dove giovani vestali erano massacrate
se lasciavano la fiamma sacra
spegnersi, con un ultimo guizzo .
Se solo qualcuno ricordasse come accenderla...

Nessuno si rivolgeva a lui durante le uscite quotidiane -
Un gobbo che sta per diventare cieco
un sepolcro ambulante
su e giù per le scale della biblioteca.

Era come un fantasma che si irraggiava nella nebbia
era un eterno
esperto di assenze
di tardi pomeriggi tediosi in piazze vuote

e notti surriscaldate in piccoli appartamenti.
Udiva gli orologi battere i tocchi
di notte dalla camera da letto,
sentiva il tonfo monotono delle ore che passavano.

Fissò una luna piena che indugiava dietro le nubi
e sigillato intorno a sé vide
un vuoto terrificante
come aria costretta nei polmoni di un tunnel.

Nulla: spazio vuoto tra le stelle
terreno arido in cima a una collina
sovrastante le arcate
silenzio di un passato che non ha più esistenza.

Infinito: distanza al di là delle distanze
spazio inafferrabile che non ha nascita
e risplende oltre il tempo,
generoso vuoto di ogni cosa.



Piera Mattei "La Musa Italiana"