Gina Cafaro
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Gina Cafaro su La Materia Invisibile di Piera Mattei

Recensione apparsa nella rivista
INCROCI 2007


Il limite ci segna, e ci insegue, fin dall’inizio. E a tutti impone, presto o tardi, la necessità di capire.
Con quel che resta della voce, prima che ridiventi solo respiro, Piera Mattei lascia scivolare lungo i fianchi della quotidianità versi piani, ritmati dalla sintassi austera del senso; depone ai margini di una lucida insonnia parole scabre, povere, nude, «francescane».
La materia invisibile si presenta, così, come il diario di una poesia che veglia e vigila, mentre scende nel filo della corrente più lenta, più fredda. «Conoscevo una volta un corpo / dotato di tutti i linguaggi / del mondo», scrive e «Ötutti evaporiamo»: la cerimonia degli addii, però, non ammette struggimenti né convulsioni, nulla deve offuscare lo sguardo e anche la mitezza è virtù conoscitiva prima che morale. «Senza legami da tre mesi vivo / - tre stanze due camini, una moquette / umida che mi stanco a calpestare -»: il conto alla rovescia procede senza scoramenti, allerta l’occhio e l’orecchio, segue le traiettorie, brevi o lunghe, stringenti, del pensiero. Per la Mattei, qui e ora, non è una festa la parola, non è una festa la poesia; è indagine, che affina le armi dell’analogia, sulle tracce di una materia invisibile, scomparsa, riapparsa, mai apparsa, non ancora apparsa, che pure dà indubitabili segni di sé.
È l’altra faccia della luna, il buco nero dell’universo, la stoffa impalpabile dei sogni, la trama nera degli incubi, il lascito delle generazioni passate, l’arcano della musica, l’enigma della visione, la traiettoria delle passioni. La poesia stringe legami di parentela con la scienza, le chiede in prestito exempla e decalogo, e poi scioglie tutto intorno uno sguardo senza fretta, senza tornaconti immediati: «In vacanza oziosi sulle colline / nel freddo di una notte estiva / spiamo nel cielo / i disegni delle stelle». Microcosmo e macrocosmo annunciano la stessa legge, rivelano la stessa disposizione di segni, entrano oscuramente in risonanza: «La covata dei passeri / nascosta sotto le foglie / un sauro fiammeggiante li divorò // rotolavano frammenti cosmici». La poesia di Piera Mattei è, in verità, densa di materia visiva, che a volte si organizza in inquadrature e sequenze surreali, stoppate a effetto su un fotogramma-shock: «Sulle arcate barocche del ponte / oggi l’angelo che porta i flagelli // Ö ha indicato proprio lui / il ragazzo bruno e la sua poca merce / così non poteva fuggire / ha gridato dalla spalletta / in piedi e le braccia aperte»; oppure si accende di bagliori espressionistici: «Ö il platano severamente potato / da un solo lato d’impeto / si getta nel fiume». E poi cos’è che alleggerisce l’ordito di quella materia uditiva che fluttua continua fra toni bassi e rari contrappunti ? saranno davvero silenzi o piuttosto ultrasuoni ?
Anche la forza interiore di Piera Mattei è materia che dà segno di sé, al punto che le è possibile accarezzare l’orrore: «Vivere è solo pausa / del più caro sonno»; seguire con il dito i contorni del male di vivere: «Su tutta la vita è gettata / una rete Ö// stretto nelle losanghe // è il ritagliato viso / in pena». Sotto la cenere cova una sorda brace e la donna ancora reclama per sé i fantasmi dei corpi amati/amanti, a lei devoti e votati; dedica a «un nuovissimo albero» la tenera empatia di una «neonata materia» di affetti; elabora il lutto per la morte di un cagnolino con l’aiuto di una impudente trasfigurazione: «Il giovane bassotto // Öschiudeva / i bozzoli di ali nuove / da angelo fiammante»; opera insoliti e delicati travasi da sacro a profano: «piena di grazia. / Tu sia benedetta immacolata / uccellinaÖ».
Resiste, come l’ultima delle illusioni o come verità residuale, la scheggia di una grazia minore. Certo è passato il tempo del «gran vanto»: come il gran libro dell’universo, i libri impongono il silenzio, e la pagina è carta assorbente; eppure, ancora, che miracolo le parole! A loro è riservata una sezione del libro, ed eccoli lì: il potere delle parole, il ciclo vitale delle parole, il catalogo delle parole, la realtà delle parole, il corpo delle parole, le insondabili leggi di bellezza delle paroleÖe ricomincia il canto, di niente altro fatto se non «Ö d’aria / nella gola, nel docile palato».



























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